lunedì 1 ottobre 2012

La posizione dell'organo (Parte 3a)

All'inizio di questa terza parte reputo necessario fare un riassunto delle "puntate precedenti" per illuminare quanto abbiamo percorso e quanto dobbiamo ancora percorrere.

-Partendo dalla lettura di Tannoia abbiamo riflettuto sulla giusta posizione dell'organo: siamo arrivati alla conclusione che ciò non si può stabilire a priori sulla carta ma si deve operare una scelta in base alle caratteristiche di ogni singolo caso.
-Abbiamo visto che il Magistero non dà indicazioni puntuali e la CEI, invece, sì; abbiamo avuto modo di vedere come le interpretazioni della CEI siano arbitrarie, manchino di senso pratico (perché si scontrano con quanto detto già per Tannoia) e siano una lettura opinabile dei documenti conciliari e magisteriali. 
-Ciononostante, è possibile leggere il diktat CEI come un recupero dell'originale posizione del coro; rimane però da specificare se si tratta di archeologismo e se siamo in grado di stabilire con certezza la storia della collocazione del coro.

Premetto che non mi è riuscito trovare un'opera specifica sull'argomento, per cui la ricostruzione che do è passibile d'errore e di correzione; di conseguenza, ciò che andrò a scrivere si colloca più sul campo della probabilità che dell'oggettività. Chiedo scusa sin da ora.
Per quel che ho potuto vedere, fin dall'inizio il coro s'è posto fra assemblea e presbiterio, nelle forme codificate dalla disposizione interna delle chiese bizantine, come possiamo vedere qui sotto:


Si veda il n. 14: lì infatti è il "coro" bizantino, ossia il luogo dove vengono intonati i canti dai consacrati (con gli ordini minori).
Successivamente siamo passati a una situazione in cui il coro, formato da consacrati, è stato distinto dal resto della navata: si veda l'esempio di Santa Maria in Cosmedin a Roma.



Dalle immagini (e se non vedete bene, vi invito a cercare su WikiCommons) si vede che il coro ora sta non più ai lati, ma al centro della navata, separato dal resto della navata da un recinto che però non ostruisce la vista come l'iconostasi o la pergula (quest'ultimo divisorio è quello più tipicamente occidentale, presente -come vedete- in Santa Maria in Cosmedin e nella Sistina, giusto per citare un esempio noto a tutti).
Successivamente, il coro è stato avvertito come spazio continuo con l'abside soprattutto perché sede dei consacrati: ecco che l'iconostasi/pergula non delimita più lo spazio del Santuario in senso stretto (utilizzo la terminologia bizantina) ma quello dei consacrati, pertanto si sposta e ingloba il coro al suo interno, separandolo definitivamente dalla navata; da questa pergula spostata nascerà lo jubé.



Bisogna specificare che ormai il termine "coro" risulta ambiguo: la schola cantorum, infatti, si collocava oramai sullo stesso jubé (che da semplice pergula divenne vera e propria cantoria, talvolta con dimensioni quasi da piattaforma, che poteva pure costituire un monumentale ambone), tanto che in spagnolo lo si chiama coro alto; e quello che ora si definisce "coro" è l'insieme dei sacerdoti, che nelle cattedrali o nelle chiese più importanti è il il cosiddetto coro dei canonici. 
Con il Concilio di Trento è rimasta sì la distinzione fisica -affidata a elementi architettonici- fra navata e presbiterio (notare che nel presbiterio, da questo momento in poi, rientra pure il coro) ma, in nome di una maggior visibilità dei riti, le pergule e gli jubé sono sostituite dalle balaustre (anche se sopravvivono eccezioni, e  una di queste è proprio nel cuore della cristianità, ossia nella Cappella Sistina). 
Chi, invece, ha mantenuto questo elemento -anzi, nell'800 è tornato a fiorire- è la Chiesa Anglicana, che lo chiama rood screen (inserisco il link perché la voce inglese di Wikipedia è interessante anche per quanto riguarda la genesi dell'elemento e il confronto con la situazione tridentina). Nelle celebrazioni che si tengono nelle chiese anglicane munite o di jubé o di rood screen il coro prende posto al di là di esso.




E nel mondo cattolico? Non ho conoscenza di un documento preciso che indichi dove debba collocarsi il coro, però possiamo ragionare partendo da una foto della chiesa-simbolo della Controriforma, la Chiesa del Gesù a Roma.

La foto fa riferimento all'organo di sinistra, ma la situazione è speculare a quella che si trova a destra. Notiamo che l'organo è sospeso su una cantoria fuori del presbiterio e che una piccola cantoria si trova aggettante sull'abside. Dalle informazione che posseggo, so per certo che la piccola cantoria era riservata ai coristi: sembra che questa disposizione sia nata nelle chiese che servivano i monasteri di clausura per far sì che le monache partecipassero alla liturgia e al canto senza esser viste. Le cantorie non sono nuove, del resto: nascono a seguito di un'esigenza molto umana, far sentire la voce a tutti; mancando i microfoni, l'unico sistema è portare in alto chi canta. Per lo stesso motivo venivano erette piattaforme lignee al pari delle cantorie quando si chiamava a cantare un discreto numero di cantori in occasioni delle solennità (so della fondatezza di questa opzione almeno per l'Annunziata di Firenze).
Ciononostante, la schola si collocherà ovunque, senza una regola fissa ed è così che la ritroviamo fino ai documenti della CEI.

Poiché il post è ricco di immagine e abbastanza "carico" rimando le conclusioni finali ad un quarto (e spero ultimo) post.

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